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Disturbo Bipolare

Il disturbo bipolare è caratterizzato da un'alterazione dei meccanismi che regolano il tono dell'umore. Lo stato d'animo di un soggetto tende a essere costante e dipendente dalle situazioni ambientali e ciò è possibile grazie alla presenza del sistema limbico, una parte del sistema nervoso che sembra agire come un vero e proprio "animostato" poiché regola l’umore esattamentecome un termostato regola la temperatura di un'abitazione e attiva le strutture necessarie a stabilire un equilibrio. Quando una persona è affetta da un disturbo bipolare, ossia quando l’animostato" non funziona correttamente, il tono dell'umore diventa instabile, variabile e indipendente dall'ambiente.

Si stima che circa il 2,5% della popolazione soffra di disturbo bipolare, quindi si calcola che in Italia in un anno circa un milione di persone possono avere il disturbo.

Di fatto, la lista degli individui affetti dalla malattia bipolare, che oggi occupano in ruolo nella storia è interminabile: leader politici come Churchill, pittori come Van Gogh o Gaugin, brillanti compositori come Schumann o Tchaikovsky, eminenti scrittori come Virginia Wolf, Hemingway, Baudelaire, Hesse o Poe ecc.

La malattia bipolare è cronica e ricorrente: dura tutta la vita, anche se non con la stessa gravità, e gli episodi tendono a ripresentarsi nel tempo, ciononostante le attuali terapie consentono a chi soffre di tale disturbo di sviluppare strategie di gestione della malattia tali da poter avere una qualità della vita soddisfacente.

Avere un disturbo bipolare non è di per sé più o meno grave che soffrire di altre patologie croniche, come l'asma o il diabete e nella maggior parte dei casi il disturbo può essere mantenuto compensato grazie ad una terapia adeguata ed attenendosi strettamente a una serie di regole di comportamento.

Cause

Attualmente, non sono del tutto conosciute le cause del disturbo bipolare e sembra che diversi fattori (genetici, biochimici e ambientali) possono concorrere al suo sviluppo e mantenimento.

Il disturbo bipolare è infatti una malattia ereditaria: si sviluppa più frequentemente (ma non esclusivamente) in persone che hanno parenti, anche lontani, che ne hanno sofferto. Questo non significa, tuttavia, che il figlio di una persona affetta da disturbo bipolare abbia il 100% di probabilità di essere malato, anzi, è più probabile che non lo sia, anche se avrà sempre un rischio maggiore di sviluppare la malattia rispetto al figlio di un soggetto che non soffre di tale disturbo.

D'altra parte, pur essendo una malattia ereditaria, questa non è evidente sin dalla nascita e perché si manifesti è necessario il concorso di alcuni fattori ambientali, ugualmente importanti o addirittura più importanti dei fattori genetici. Generalmente questo disturbo si manifesta in forma appena percettibile durante l'adolescenza e raggiunge il suo apice durante l'età adulta manifestandosi con una fase depressiva o maniacale. I meccanismi fisiologici coinvolti nello sviluppo del disturbo bipolare sono vari e coinvolgono, per la maggior parte, alcuni neurotrasmettitori, ovvero le sostanze incaricate del trasporto delle informazioni all'interno del cervello. Esistono diverse prove del fatto che alcuni neurotrasmettitori (dopamina, serotonina, noradrenalina, acetilcolina) funzionino in maniera anomala nei pazienti affetti da disturbo bipolare. Allo stesso modo, possono essere presenti anomalie del funzionamento del sistema ormonale, soprattutto nel caso dell'ormone tiroideo. Attualmente, si può affermare che le anomalie del funzionamento di neurotrasmettitori e ormoni presenti nel disturbo bipolare hanno una base biologica e sono trasmesse geneticamente.

Spesso il primo episodio è preceduto da una situazione ambientale stressante (fattore o evento scatenante) come, ad esempio la morte di un familiare prossimo o un cambiamento lavorativo. A partire da questo momento, la malattia tende a rendersi sempre più indipendente dagli eventi ambientali e psicologici, e i meccanismi biologici regolatori del tono dell'umore sembrano entrare in un'oscillazione permanente che porta la persona affetta a perdere il punto di riferimento del suo tono dell'umore di base. A ogni ricaduta, l'individuo affetto diventa più vulnerabile allo stress e questo comporta che alcuni pazienti giungano ad un andamento a cicli rapidi, rappresentato dalla successione pressoché ininterrotta di depressione ed euforia.

Riassumendo, i fattori genetici (e quindi biologici) sono responsabili della vulnerabilità nei confronti di questa malattia e i fattori coinvolti nella risposta allo stress possono essere implicati nel suo esordio o nella precipitazione di nuovi episodi. Allo stesso modo è possibile che una ricaduta si produca senza l'occorrere di un evento spiacevole o traumatico.

Come si manifesta

La sintomatologia del disturbo bipolare presenta due poli opposti che si alternano: da un lato la mania o l’ipomania e dall’altro la depressione. Per formulare una diagnosi psichiatrica del disturbo è necessario che lo stato di mania e quello depressivo siano entrambi presenti nella stessa persona, in momenti diversi, ma con intensità tali da produrre un forte disagio alla persona stessa e diventare oggetto d’interesse clinico.

Le persone che soffrono di un episodio di depressione hanno, per almeno due settimane, un livello energetico enormemente basso: si sentono apatiche, stanche, autocritiche, pessimiste e scoraggiate per il futuro. Il perdurare di un abbassamento sostanziale dell’umore fa sperimentare un senso d’inutilità, colpevolezza, mancanza di speranza e indegnità.

I sintomi principali di un episodio depressivo sono:

Frequentemente la persona depressa descrive il suo tono dell'umore come triste, disperato, demoralizzato, si sente come "in un tunnel". Nonostante questo, nel caso delle depressioni bipolari, la tristezza, può non costituire l'emozione predominante e al suo posto, spesso, si manifesta una sensazione di inibizione, di vuoto emozionale, di indifferenza.

Possiamo, quindi, notare che la depressione bipolare può assumere varie forme, pur rimanendo la stessa malattia.

Gli episodi depressivi possono essere preceduti da fattori stressanti, quali la perdita di una persona cara o una separazione, eventi che possono essere scatenanti, ma mai rappresentare, la causa dell'episodio. Nella maggior parte dei casi, al contrario, questi episodi insorgono spontaneamente, senza il concorso di alcun fattore stressante. Nelle femmine il parto può agire come evento scatenante un episodio depressivo o maniacale; anche il ciclo mestruale può rappresentare un fattore da tenere in considerazione per lo sviluppodi episodi affettivi (depressivi o (ipo)maniacali).

Per approfondire la depressione clicca qui (link)

La mania costituisce uno stato d'animo anomalo, persistentemente elevato ed irritabile. È caratterizzato dai seguenti sintomi:

Non è necessaria la presenza di tutti questi sintomi perché come esiste la depressione senza tristezza, esistono delle forme di mania dove i sintomi dominanti sono irritabilità e rabbia anziché l'euforia.

Chi attraversa una fase maniacale non riconosce di essere malato ed è possibile che opponga resistenza ai tentativi di trattamento proposti. Molto spesso si trovano giustificazioni e razionalizzazioni per il proprio comportamento, si modifica il modo di vestire, di truccarsi e di apparire, per utilizzare uno stile più appariscente e seduttivo, che può divenire inappropriato. Talvolta si ha la tendenza a dare consigli a sconosciuti o regalare denaro. A tutto ciò si può associare la presenza di gioco d'azzardo, comportamenti antisociali e abuso di sostanze. Le considerazioni etiche vengono spesso dimenticate e gli altri non vengono presi in considerazione.

Non è infrequente la comparsa di irritabilità, incapacità ad accettare opinioni o posizioni contrarie alle proprie. Questo può sfociare in aggressività verbale o fisica, contro oggetti (rompere cose) o persone. Nonostante ciò e nonostante la posizione allarmistica che la stampa attribuisce al termine "maniacale", dobbiamo precisare che l'occorrenza di gravi aggressioni non rappresenta un evento frequente durante le fasi maniacali. Contrariamente alle credenze popolari di solito il paziente maniacale non è pericoloso e violento.

Nel corso di una fise maniacale possono comparire sintomi psicotici. Ne esistono di due tipi: le allucinazioni (percezioni senza un oggetto che le motivi. Ad es. vedere cose o persone, udire voci...) e i deliri (convinzioni più o meno assurde ed immotivate che non si modificano di fronte al ragionamento. Ad es. credere di conoscere una lingua mai studiata, di essere perseguitati dal KGB o di essere stati ingaggiati dal FC Barcellona con un contratto multimilionario per diventare il futuro centravanti della squadra).

Anche in questa condizione, il livello energetico è notevolmente elevato, l’umore estremamente euforico, l’autostima e la socievolezza sono esagerate, ma non vi sono mai sintomi psicotici. Durante questi episodi le persone possono avere comportamenti pericolosi, come una sessualità spinta e promiscua, l’uso di droghe, alcool e la ricerca frenetica di comportamenti avventati.

Sebbene l’euforia sia spesso vissuta come uno stato mentale desiderabile e in grado di essere controllato, di fatto c’è un alto rischio di scivolare in uno evento maniacale a cui inevitabilmente e successivamente fa seguito uno stato depressivo più o meno profondo.

In un episodio ipomaniacale almeno tre dei seguenti sintomi devono presentarsi in modo persistente e molto accentuato per almeno una settimana.

Può essere importante sottolineare che quando si attraversa uno stato di ipomania non si è sempre in grado di riconoscere di essere presi da una fase del disturbo ed il livello di consapevolezza si riduce ancora di più. All’ipomania segue sempre uno stato depressivo inibito (apatia, poca energia, ipersonnia).

È possibile che i livelli elevati d’energia ed alcuni sintomi come l’ottimismo immotivato, l’espansività e le ridotte capacità di valutazione delle conseguenze possano portare a comportamenti rischiosi come guida pericolosa, spese eccessive o investimenti economici irragionevoli.

Forse potrebbe essere anche utile imparare a distinguere tra la felicità e l’euforia ipomaniacale.

Quando si prova felicità, si è felici per qualcosa. La felicità per qualcosa ha una breve durata e non avviene, purtroppo, frequentemente. Quando si è felici, si è consapevoli di noi stessi e degli altri intorno; si è capaci di avere una maggiore consapevolezza, tanto che si è in grado di essere ragionevoli e comprendere noi stessi e gli altri. La felicità porta alla condivisione con gli altri, non alla supremazia sugli altri.

Viceversa, l’ipomania sembra svilupparsi senza avere un oggetto specifico oppure è la persona l’oggetto stesso di piacere. Lo stato di mania è labile, perché ci si potrebbe sentire irritabili o astiosi. Lo stato dell’euforia maniacale fa vedere gli altri come avversari da combattere o vittime da cui ricevere ammirazione. Alcuni potrebbero cercare di attenuare la mania con l’uso di sedativi e di alcol e ciò potrebbe ridurre ancora di più le capacità di giudizio o di controllo residue.

La felicità ci consente di gli altri, l’ipomania di gli altri.

Esistono infine anche delle fasi miste, con tale termine intendiamo una condizione in cui esiste una compresenza di sintomi depressivi e (ipo)maniacali, generalmente con un gran predominio dell'irritabilità, dell'ansia, della labilità emotiva e dell'irrequietezza.

Esordio

L’esordio più probabile del disturbo è tra i 15 e i 24 anni, anche se può svilupparsi più tardi in età adulta, in genere prima dei 30 anni. E’ molto improbabile un esordio dopo i 50 anni.

Il primo episodio può essere sia (ipo)maniacale, depressivo o misto. La diagnosi è molto più semplice se l’esordio è maniacale o ipomaniacale. Viceversa, la diagnosi è più difficile se l’esordio è un episodio depressivo. Inoltre, secondo alcuni ricercatori, circa il 40% delle persone, colpite da depressione, possono avere un episodio maniacale o ipomaniacale e quindi sviluppare un disturbo bipolare.

Il primo episodio può essere sia maniacale che depressivo o misto. La durata degli episodi è variabile anche se abbastanza costante per ogni paziente. Senza trattamento, il decorso naturale di un episodio si protrae da alcune settimane ad alcuni mesi.

Seguendo un corretto trattamento la durata degli episodi si accorcia con un miglioramento dalla seconda/terza settimana dall'inizio della terapia nel caso di episodi depressivi e in pochi giorni in caso di episodi maniacali, la probabilità di insorgenza di un nuovo episodio è molto inferiore e qualora un episodio insorgesse, esso sarà molto meno grave, porterà minori conseguenze e avrà una durata più breve. Seguire una terapia corretta, inoltre, significa ridurre la possibilità di viraggio verso la polarità opposta (ad es. dalla mania alla depressione).

Dopo il primo episodio, possono trascorrere anni senza la comparsa di alcun sintomo (stato di eutimia), ma dobbiamo tenere in considerazione che il disturbo bipolare è ricorrente, che significa che molti di coloro che ne sono affetti presenteranno altri episodi nel futuro. Questo non deve spaventare perché vi è la possibilità di controllare le ricadute, da qui deriva l'importanza di seguire il trattamento farmacologico prescritto. È importante, quindi, possedere le corrette informazioni sulla malattia perché in tal modo si può ad esercitare un miglior controllo, se non su di essa, almeno sui suoi effetti.

Alcuni effetti sono dati dal fatto che vengono colpiti diversi aspetti della vita della persona, quali matrimonio, figli, amici, lavoro. Sebbene la maggioranza degli individui affetti ritorni alla totale normalità nei periodi intercorrenti tra due episodi, alcuni (20/50%) continuano a mostrare labilità e instabilità affettiva e difficoltà interpersonali e lavorative. Ancora una volta insisteremo nel dire che, sia un trattamento farmacologico adeguato, sia un aiuto psicoterapeutico sono fondamentali per minimizzare le conseguenze del disturbo.

Gli episodi maniacali solitamente presentano un inizio brusco con un rapido incremento dei sintomi in pochi giorni. Frequentemente si manifestano dopo qualche tipo di stress psicosociale, hanno una durata che può variare da poche settimane a diversi mesi, di solito sono più brevi e si concludono in maniera più improvvisa rispetto alle fasi depressive. In molti casi un episodio depressivo precede o segue uno stato maniacale, senza la presenza di un periodo di eutimia, ma quello che succede più spesso è che, dopo un episodio di mania, la persona entri in una fase di "crollo" che può essere scambiato per un episodio depressivo. Tale quadro è caratterizzato da sintomi quali apatia, mancanza di energia, diminuzione dell'attenzione, della concentrazione e/o della memoria, ipersonnia, aumento dell'appetito... Si tratta di un periodonel quale l'individuo si sente disforico; questo stato deve essere combattuto aumentando il livello di attività e non trascorrendo troppo tempo a Ietto, altrimenti tale fase si prolunga molto di più. È preferibile non ricorrere. immediatamente al trattamento con antidepressivi, per il rischio di virare verso una fase maniacale, in questo periodo di disforia sono presenti una sensazione di malessere e sentimenti di colpa per gli atti commessi nello stato euforico

Gli episodi misti possonoinsorgere dopo un episodiomaniacale o depressivo, hanno durata variabile tra alcune settimane e vari mesi e possono diminuiredi intensità fino ad arrivaread un periodo di pochi o nessun sintomo, oppure evolvere verso un episodio depressivo, molto meno frequentemente verso un episodio maniacale.

Le fasi ipomaniacali iniziano bruscamente, con ripido incremento dei sintomi, in 1 o 2 giorni. Hanno durata variabile tra alcune settimane e diversi mesi, ma sono più brevi e si concludono più bruscamente rispetto agli episodi depressivi. In molti casi un episodio ipomaniacale può essere preceduto o seguito da un episodio depressivo. Gli studi suggeriscono che una percentuale variabile (5/15%) dei soggetti con ipomania finirà per manifestare un episodio maniacale.

I cambiamenti del ritmo sonno veglia, come quelli che si verificano in occasione di viaggi o della deprivazione di sonno, possono precipitare o esacerbare un episodio maniacale, ipomanicale o misto.

Qualora in un episodio si manifestino sintomi psicotici, è più probabile che questi tornino a ripresentarsi in episodi successivi.

Gli episodi depressivi si sviluppano, di solito, nel giro di giorni o settimane, mentre la durata di un episodio non trattato è di circi 6 mesi o più. Quasi sempre l'esito è caratterizzato da una remissione completa dei sintomi.

Dopo ogni nuova ricaduta, la persona affetta diventa più vulnerabile, ossia quanto più alto è il numero degli episodi, tanto più probabile sarà il rischio di sviluppare ricadute, l'intervallo tra un episodio e il successivo, inoltre, tende ad accorciarsi e la durata degli episodi aumenta.

Identificazione precoce dei nuovi episodi

INDIVIDUAZIONE DI UNA FASE (IPO) MANIACALE ( scarica allegato )

Identificare una ricaduta in tempo è essenziale per evitarla. Quanto prima vengono identificati i primi segnali di ricaduta, tanto maggiore sarà la probabilità che la ricaduta abbia minore intensità, che sia meno distruttiva e che la quantità di farmaci per trattarla sia minore. L'identificazione di segnali di ricaduta (definiti anche PRODROMI) deve essere fatta sia dalla persona affetta da disturbo bipolare sia dalle persone che la circondano (famigliari, partner, amici). Essi devono imparare a riconoscere anche piccoli cambiamenti del comportamento del paziente. Tali cambiamenti sono spesso fondamentali per identificare l'inizio di una ricaduta ed intervenire in modo rapido ed efficace. Tutti siamo abituati ad aspettarci di contrarre un'influenza se una notte, prima di addormentarci, ci accorgiamo di determinati prodromi quali, ad esempio, eccessiva stanchezza, aumentata secrezione nasale, malessere fisico, starnuti.... Di fronte a questi segnali di allarme attiveremo un "piano di emergenza" appropriato: cominceremo ad assumere farmaci e sospenderemo gli impegni del giorno seguente. Anche per il disturbo bipolare bisogna identificare i segnali precocemente e mettere in moto un piano di emergenza.

Ci sono alcuni cambiamenti di condotta e di pensiero che, nella maggior parte dei casi, sono soliti indicare l'arrivo di una fase ipomaniacale. I più comuni sono:

▪ Diminuzione delle ore di sonno

▪ Sensazione di "perdita di tempo" in relazione alle ore di sonno

▪ Impazienza

▪ Irritabilità ed aumento del numero di discussioni

▪ Aumento del livello di energia

▪ Comparsa di nuovi interessi o recupero di interessi propri di altre fasi di vita (ad es: iniziare ad ascoltare musica che da tempo non si ascoltava più)

▪ Parlare più in fretta, caratteristica avvertita anche dalla gente che ci circonda

▪ Guidare o fare attività con maggiore velocità

▪ Comparsa di nuovi progetti

▪ Aumento del desiderio sessuale, che molte volte si manifesta con la tendenza ad osservare più del solito le persone di sesso opposto o dello stesso sesso, in caso di omosessualità

▪ Cambiamenti nel modo di vestirsi

È importante considerare la diversità di ogni individuo e che ogni paziente costituisce un mondo a se e quindi non tutti questi prodromi serviranno per tutti i casi e senza dubbio, alcuni di essi saranno più utili di altri. Conviene, pertanto, che ognuno realizzi la propria lista e che la adatti al suo caso in funzione della propria personalità e che, qualora fosse necessario, ricorra all'aiuto di persone conosciute.

A volte determinati segnali come, ad esempio, parlare più velocemente, potrebbero essere poco utili se si parla abitualmente velocemente. Altri segnali possono essere, invece più indicativi. Cercare di scrivere la propria lista di segnali con l'aiuto di una persona di fiducia, sarà anche un esercizio molto interessante. Questo esercizio, da una parte vi permetterà di conoscervi meglio e, inoltre, ci darà modo di definire più precisamente quali segnali debbano iniziare a preoccuparvi.

Volendo complicare le cose, possiamo anche cercare di trovare segnali di ricaduta apparentemente meno importanti, ma che si ripetono episodio dopo episodio, e che sono particolari di quella persona ed inconfondibili (ad es. iniziare a fumare o smettere di farlo, cominciare a praticare attività sportiva, cambiare il tipo di letture, avere una determinata sensazione fisica...). Questi particolari segnali saranno particolarmente efficaci per riconoscere una nuova ricaduta, per questo è importante ricercarli.

Il processo del monitoraggio dei sintomi appena descritto scaturisce, ovviamente, da un periodo di "allenamento" del quale dobbiamo tenere in considerazione:

▪ La nostra personalità precedente alla fase di scompenso

▪ I sintomi manifestati negli episodi precedenti

▪ In quale modo solitamente cambiano i sintomi in ogni episodio

▪ Quali sono i fattori scatenanti che normalmente ci danneggiano e possono facilitare la comparsa di un nuovo episodio.

▪ Dove è situato il limite a partire del quale intervenire diventa imprescindibile.

Come possiamo sapere se una fluttuazione del tono dell'umore è normale o se dobbiamo allarmarci?

Ovviamente, tutti sperimentiamo spontanee variazione del tono dell'umore di lieve intensità che sono del tutto normali (sia che siamo bipolari o che non lo siano), ossia a tutti noi capita di alzarci con il piede sbagliato o di sperimentare tali fluttuazioni come reazione a fattori esterni (preoccupazioni, notizie buone o cattive, stress, malattie, affaticamento, cambiamenti ormonali). Nel caso delle persone che soffrono di disturbo bipolare, invece, esiste la possibilità che queste fluttuazioni siano dovute ad una fase di scompenso del suo disturbo e a volte può risultare complicato distinguere fluttuazioni normali da quelle proprie della malattia. Le principali differenze sono legate al fatto che le fluttuazioni normali, siano esse spontanee o determinate da fattori esterni, tendono a scomparire in poche ore, mentre quelle legate al disturbo tendono ad accrescersi con il passare del tempo. Per intensa che possa essere, l'allegria legata ad una bella notizia, questa andrà incontro a diminuzione di intensità dopo alcune ore, allo stesso modo in cui l'impatto emotivo di una brutta notizia tende a diminuire nell'arco di alcune ore o alcuni giorni.

È comunque, importante ricordare che il tono dell'umore di per sé ci fornisce poche informazioni sulla presenza di una fase di scompenso ed è per questo motivo che è utile cercare altri tipi di segnali (alterazioni del sonno, irritabilità, cambiamenti di attività). Un altro aspetto rilevante consiste nel ricordare che le ricadute sono caratterizzate dall'associazione di più alterazioni e quindi è importante considerare più elementi modificati prestando attenzione sia ai propri "stati d ' animo", ma anche ad eventuali cambiamenti di atteggiamenti, comportamenti e ritmi di vita. Ad esempio tutti "abbiamo diritto" di essere irritabili di tanto in tanto, o a mostrarci più ottimisti o impazienti, o a manifestare un aumento del desiderio sessuale, senza che ciò costituisca uno stato di allarme. Ciò nonostante se un paio di questi cambiamenti dovessero manifestarsi simultaneamente, potremmo già pensare che forse non si tratta di un'alterazione normale.

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Anche se l'individuazione di una fase depressiva non è "tanto urgente" quanto quella di una fase maniacale è sempre importante riconoscerne i segnali di allarme.

L'identificazione della depressione non comporta in generale molta difficoltà dal momento che la sofferenza psichica (tristezza, ansia, sentimenti di inadeguatezza, stanchezza) agisce da messaggero.

Esistono, però, due eccezioni:

È importante, comunque, operare una distinzione tra l'intervento necessario in caso venga identificato un episodio (ipo)maniacale (consultare immediatamente lo psichiatra, aumentare i dosaggi di alcuni farmaci come programmato con il curante) e la strategia più conveniente in caso di individuazione di un episodio depressivo. Infatti, se alcuni paziente concordano con il proprio psichiatra la possibilità di aumentare autonomamente i dosaggi di alcuni firmaci antimaniacali o ipnotici quando identificano qualche prodromo di ipomania, mania o stato misto, tale modo di agire (modificare il dosaggio di un farmaco) non è corretto in una fase di depressione: ilpaziente non deve mai assumere antidepressivi o aumentare i dosaggi in caso di depressione, il primo passo da compiere è quello di contattare lo psichiatra o lo psicologo curante per operare quei cambiamenti comportamentali che assicurino che il livello di attività venga ridotto il meno possibile, anche se questo può rappresentare uno sforzo supplementare. Un consumo avventato di antidepressivi può provocare un improvviso viraggio verso la mania o la comparsa di andamento a cicli rapidi, eventi che peggiorano il decorso della malattia.

Uno dei prodromi più frequenti in caso di depressione è l'apatia che determina una riduzione delle attività e l'abbandono di alcuni compiti importanti. Questo abbandono può comportare rimproveri da parte degli altri e riduzione dell'autostima, aggravare la sintomatologia depressiva e causare l'inizio di una spirale autoalimentata di depressione.

E anche molto frequente una riduzione del rendimento scolastico e lavorativo, o problemi di memoria o attenzione, che alcune volte compaiono come primi segnali dell'episodio. Anche la stanchezza e il malessere fisico sono prodromi caratteristici. Un prodromo molto valido è, inoltre, la graduale perdita di interessi o il minor coinvolgimento e piacere nell'attuare attività normalmente piacevoli (ad es. il paziente va al cinema o esce con gli amici, ma si diverte meno, un paziente giovane preferisce non uscire per due fine settimana consecutivi...) senza arrivare alla classica anedonia della depressione. Anche il fatto di iniziare a preoccuparsi per aspetti che non risultavano problematici o iniziare a rimuginare. Per alcune persone un prodromo può essere costituito da una tendenza a parlare di meno o non sapere cosa dire. La tristezza, che è il sintomo depressivo più conosciuto, non rappresenta un buon prodromo, dal momento che spesso viene attribuita ad un evento passato o presente. Se uno ci pensa, c'è quasi sempre un buon motivo per essere tristi, alla stessa maniere in cui esiste un buon motivo per essere contenti.

I commenti fatti dalle persone di fiducia possono risultare utili al fine di individuare un nuovo episodio depressivo, sempre che queste persone siano adeguatamente informate sul disturbo bipolare. Se così non fosse, infatti, potrebbero interpretare erroneamente i primi prodromi come menefreghismo e pigrizia e contribuire ancor di più allo sviluppo del quadro depressivo e compromettere l'autostima del paziente.

Perseguitati dai dubbi

Di tutte le cose sicure la più certa è il dubbio, così diceva Bertolt Brecht e se questo è vero per tutti noi lo è ancor di più per chi soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC). Queste persone, costantemente attanagliate dall’incertezza e da una scarsa fiducia nella propria memoria si domandano più volte al giorno se hanno chiuso la macchina, se hanno spento il gas, se hanno mandato quella mail importante ecc…

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Sopravvivere al senso di colpa

Il senso di colpa è emozione che proviamo quando sentiamo di aver violato regole che riteniamo importanti o quando non siamo stati all'altezza di standard che ci eravamo prefissati. Ci sentiamo in colpa se pensiamo di aver sbagliato o che avremmo potuto e dovuto fare meglio.